Tradizioni e scaramanzie italiane da conoscere prima di organizzare un matrimonio

Pubblicato da Mariagrazia Tarantino




L’Italia è un paese ricco di bellezze e cultura, perciò non stupisce il fatto che esista una fitta rete di regole e credenze legate al giorno più importante nella vita di una coppia, il giorno delle proprie nozze. Il patrimonio culturale del nostro Bel Paese non si esaurisce quindi nei suoi innumerevoli monumenti ed opere d’arte, ma abbraccia anche il suo folklore e le sue tradizioni. Tali tradizioni sono interessanti da conoscere ed è importante conservarne la memoria per non perderle nel corso del tempo. Senza contare poi che ciascuna regione ha le sue credenze, usi e superstizioni, soprattutto quando si tratta di un evento importante come un matrimonio. Cerchiamo di riassumere brevemente le più conosciute e le più particolari.
Innanzitutto, partiamo con uno dei detti più famosi: “né di Venere né di Marte, ci si sposa o si parte”. I due giorni sono considerati sfortunati fondamentalmente a causa di due religioni completamente differenti, il paganesimo romano e la religione Cristiana e monoteista. Il martedì veniva considerato dai romani come un cattivo giorno per sposarsi perché era il giorno che i romani avevano dedicato a Marte, il dio della guerra e dei conflitti (decisamente il dio romano meno adatto a cui affidare le sorti della nuova coppia di sposi). Per quanto riguarda il venerdì, secondo la Cabala, è il giorno in cui vennero creatigli spiriti maligni, mentre per la religione cristiana è il giorno in cui fu crocifisso Gesù.
Il senso della vista poi è molto importante per il corollario di credenze legate al matrimonio, tanto che ad esso vengono spesso legati numerose superstizioni. Innanzitutto la più comune, conosciuta non solo in Italia ma anche all’estero, ovvero l’usanza secondo la quale lo sposo non dovrebbe vedere la sua futura moglie prima del matrimonio, soprattutto se indosso ha l’abito da sposa (è probabilmente legato a questo concetto anche l’uso del velo per coprire il volto della sposa). Altre declinazioni di questa antica credenza sono che gli sposi non si possono guardare allo specchio con indosso gli abiti da matrimonio; in realtà c’è un trucco per aggirare questa credenza, ovvero quello di guardarsi allo specchio dopo essersi sfilati di dosso una scarpa, un guanto oppure un orecchino.
Quanto all’abito, che come dicevamo non può essere visto dal futuro marito, e agli accessori della sposa, ci sono una serie di regole che se infrante potrebbero portare sfortuna alla coppia. Un esempio è il velo, che in alcune regioni deve essere lungo tanti metri quanti sono stati gli anni di fidanzamento. Non vanno indossati gioielli con oro o perle, simbolo delle lacrime delle donne abbandonate dai loro mariti. Anche il colore dell’abito ha un suo significato: bianco può essere indossato solo dalla sposa e ne simboleggia la purezza verginale, quindi potrà essere indossato solo dalle spose che celebrano le loro prime nozze (le altre dovranno optare per altri colori, ma attenzione ai significati!). Dai paesi anglosassoni proviene la tradizione di indossare quattro oggetti al proprio matrimonio: qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di blu (alcuni arrivano a quota cinque e aggiungono ance qualcosa di regalato). La sposa poi dovrebbe indossare sotto al vestito una giarrettiera, che deve essere sfilata dal novello marito e lanciata agli uomini ancora celibi presenti alla festa. Qualcosa di simile accade alla cravatta dello sposo, che viene tagliata a pezzetti per essere venduta con un’asta agli altri uomini.
Il bouquet invece, oltre ad essere lanciato dalla sposa alle donne single che partecipano al ricevimento, rappresenta anche l’ultimo regalo dello sposo in qualità di fidanzato e deve essere recapitato alla sposa la mattina del giorno delle nozze. Altro compito dello sposo è quello di portare in braccio la sua nuova moglie quando varcano la soglia della loro casa, in modo che quest’ultima inizi con il piede giusto la sua nuova vita da sposata.
Infine, all’uscita dalla Chiesa (o dal Comune), gli invitati lanciano del riso addosso agli sposi, per far loro una vera e propria doccia di prosperità e di abbondanza. Dopodiché si sale tutti in macchina e creando un corteo di vetture si inizia a suonare il clacson a ripetizione per scacciare gli spiriti maligni e comunicare a tutti il lieto evento.
Articolo redatto in collaborazione con: https://www.datanozze.it/.
Felice Evento!

Mariagrazia Tarantino
wedding planner
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